Gli abitanti del quartiere di Biryulevo, nella periferia Sud di Mosca, sono scesi in piazza per chiedere una revisione della politica sull’immigrazione del Paese. Una corrispondente di Russia Oggi ha cercato di capire perché questa esplosione di rabbia popolare sia avvenuta proprio in questo quartiere.

La voce degli abitanti di Biryulevo:
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Mosca assomiglia a una torta a strati. Questi strati non si mescolano quasi mai e passare da uno strato all’altro è più un’avventura che la solita realtà. I moscoviti sono piuttosto abitudinari: vanno al lavoro e tornano a casa percorrendo sempre la stessa strada, si vedono con persone che conoscono dall’infanzia o dai tempi della scuola e frequentano il solito bar, dove vanno i loro amici. A volte, quando sentono parlare di un fatto che è avvenuto in un quartiere lontano che non è il loro, pensano che la notizia arrivi completamente da un altro pianeta, e non dalla loro stessa città.

Ciononostante, ai moscoviti capita ormai piuttosto spesso di ascoltare il nome “Biryulevo”. Biryulevo è diventato quasi sinonimo di un luogo lontano e pericoloso. Questo quartiere periferico di Mosca, isolato praticamente dal resto della città da due linee ferroviarie, costituisce una sorta di enclave, dove la vita è leggermente diversa dal resto delle aree residenziali situate nelle vicinanze.

“Qui, già dieci anni fa era pericoloso. Una volta un gruppo di teppisti del posto mi fracassò la faccia e fui costretto a rimanere a casa per tre settimane. Ma a quei tempi, era pericoloso un po’ dappertutto. Poi, il resto dei quartieri di Mosca hanno iniziato a diventare gradualmente più sicuri, mentre qui la situazione è rimasta invariata”, racconta Yuri, che prima viveva a Biryulevo.

I fatti e le violenze

Nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2013, nella zona Sud di Mosca, è stato ucciso il 25enne Egor Shcherbakov. Il ragazzo, per strada, aveva difeso la sua fidanzata, che un uomo dai tratti caucasici aveva cercato di avvicinare. Durante il litigio che ne è scaturito, il caucasico ha accoltellato Shcherbakov. Il 12 ottobre 2013, davanti al commissariato di polizia del quartiere, si è tenuta un’accesa manifestazione spontanea i cui partecipanti hanno chiesto a gran voce di arrestare l’assassino e di chiudere il mercato ortofrutticolo della zona. Il giorno seguente, non lontano dal luogo dell’omicidio, si è tenuta un’altra manifestazione spontanea che è degenerata in una vera e propria sommossa. In totale sono state fermate circa quattrocento persone. Due di loro sono state trattenute dalla polizia e messe in custodia cautelare per 48 ore; ad altre settanta persone circa sono state contestate violazioni di tipo amministrativo e poi rilasciate, mentre il resto è stato rilasciato subito dopo i primi accertamenti. Il giorno seguente, il mercato ortofrutticolo della zona è stato chiuso. Il sospetto autore dell’omicidio di Shcherbakov è stato fermato a Kolomna, a 120 chilometri da Mosca. Si tratta di un cittadino originario dell’Azerbaijan. La situazione degli immigrati ha provocato un acceso dibattito tra parlamentari e alti funzionari

Nikael Bikua-Mfantse è un atleta della nazionale russa di canottaggio. È cresciuto a Biryulevo, ma vorrebbe trasferirsi altrove, non appena si presenterà l’occasione. “Non giustifico i teppisti che hanno innescato tutti questi disordini, tuttavia, nel Paese la situazione è tale che, finché la gente non scende in piazza a protestare, il governo non le presta attenzione. È da parecchio tempo che la situazione con gli immigrati a Biryulevo è tesa”, ha dichiarato lo sportivo a sports.ru .

“Ci sono davvero molti immigrati - continua - e la situazione è critica. Persino io, quando voglio fare una passeggiata con mia moglie per Biryulevo, cerco di evitare certe zone. Cinque anni fa circa nel quartiere hanno aperto un giardino pubblico per permettere ai residenti di passeggiare tranquillamente. Non appena si fa buio, il parco si riempie perlopiù di immigrati, che l’hanno scelto come luogo di incontro. Gli immigrati non rispettano le nostre leggi, i nostri ordini e la nostra cultura. Non direi affatto che il nostro quartiere sia un quartiere sicuro, ma nemmeno che gli abitanti del posto siano senza pecche”.

A prima vista, Biryulevo è un quartiere come molti altri: condomini, negozi di alimentari, minibus che vanno e che vengono (la fermata della metropolitana è troppo lontana per andarci a piedi). Negli ultimi anni sono comparsi diversi bar etnici. Il proprietario di uno di questi locali afferma: “Abbiamo molti clienti. Nessuno vuole andare in centro la sera e vengono qui per vedersi con gli amici. Non capisco questo comportamento di andare in giro per la città con un coltello in tasca. In montagna sarà anche una pratica comune ma Mosca non è una città di montagna”.

Nel quartiere, ci sono anche locali in cui, come scherzano i moscoviti, “non ti lasciano entrare se hai un passaporto russo”. Gli abitanti del posto – o meglio, gli immigrati che vivono qui – si accingono ad andare a ballare in uno questi locali. La nostra giornalista è dovuta ricorrere a una guida per potervi entrare. All’ingresso, una donna minacciosa e corpulenta, con un passato come sorvegliante in una prigione femminile, controlla tutti gli ospiti che entrano. All’interno si possono scorgere anche volti dai tratti tipicamente slavi, ma si tratta perlopiù di ragazze che hanno accompagnato i loro partner caucasici o originari dell’Asia Centrale.

È domenica sera e il locale è pieno. Non solo non sembra di essere a Mosca, ma nemmeno nel 2013, bensì nei tumultuosi anni Novanta, il “periodo d’oro” dei mercati di strada, delle lotte fra bande e dell’alcool di dubbia qualità.

I clienti abituali dicono che le risse sono molto frequenti nel locale e che è meglio non attirare troppo l’attenzione su di sé. Per tutta la serata, la nostra corrispondente si è sentita come di troppo all’interno del locale; ma siccome l’ospite è pur sempre sacro, non le è stato detto nulla di ostile.

Non si può di certo dire che nel resto dei quartieri di Mosca non vivano immigrati. Gli abitanti della periferia Est della capitale, ad esempio, si lamentano spesso degli stranieri. La polizia si imbatte con una certa frequenza in immigrati che occupano le case, che stanno per essere demolite, in pieno centro. E anche i residenti del quartiere Sud-orientale della capitale si sono trovati con famiglie di immigrati che vivevano nel seminterrato del loro palazzo. Tutti questi casi, ovviamente, suscitano preoccupazione.

Per quanto riguarda le statistiche sulla criminalità è difficile poter trarre delle conclusioni da esse. Secondo il Dipartimento di polizia di Mosca il numero più alto di reati si registra nel centro città e si tratta perlopiù di piccoli furti, borseggi ecc. Oltre a ciò, le statistiche non dicono altro. Quando i criminali vengono schedati, infatti, non viene specificato se l’autore del reato è originario delle repubbliche del Caucaso del Nord, perché si tratta, a tutti gli effetti, di cittadini della Federazione Russa, benché la maggior parte dei moscoviti li considerino degli immigrati. Hanno passaporto russo e pertanto non sono immigrati.