Di recente in Germania l'emittente televisiva ZDF ha trasmesso il film in tre puntate "Le nostre madri, i nostri padri", sulla Seconda Guerra Mondiale vista dagli occhi dei tedeschi. Il film racconta la storia di cinque giovani i cui destini vengono divisi dal fronte. Nella trama, l'incontro con la guerra si trasforma per ciascuno di loro in una dura prova interiore e morale.

Dal film per la Tv appare chiaro come la Germania sia ormai terribilmente stanca di pentirsi per ciò che ha commesso e cerchi di liberarsi dal senso di colpa, scaricando la colpa sugli altri: anche in una pellicola sui soldati sovietici autori di stupri, sugli antisemiti polacchi e sui sadici ucraini.   

Una fiction, naturalmente, è frutto della libertà creativa; ma quando si parla di avvenimenti di così grande importanza per tutto il mondo è necessario comunque mettere in evidenza alcuni aspetti storici. E in Russia il serial tedesco è stato notato in primo luogo dagli storici e dai membri della Società di storia militare.

Attualmente nella società tedesca si osserva una tendenza a giustificare gli atti compiuti dai propri padri e nonni sul territorio dell'Urss negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Il film vuole dare l'impressione che i soldati tedeschi scoprissero che cosa rappresentasse il governo nazista solo una volta giunti al fronte. Salta all'occhio il tema della nostalgia per i tranquilli e felici anni precedenti la guerra, come se non vi fosse mai stato Hitler con il suo "Mein Kampf", che incitava allo sterminio degli "Untermensch".  

Nel serial Tv sono riflessi anche altri miti contemporanei. Secondo uno di essi, le truppe sovietiche, una volta entrate nel territorio della Germania, si sarebbero rivelate fuori controllo e avrebbero violentato in massa le donne tedesche. La cifra di cui si parla è di due milioni di tedesche. D'altronde, i comportamenti "bestiali" nel film non sono attribuiti solo ai russi. Tutti i polacchi e gli ucraini in quest'opera sono ritratti come antisemiti.

"Per mezzo del cinema e dei mass media in Occidente si sta intenzionalmente creando un quadro falsato della Seconda Guerra Mondiale - si legge nel comunicato emesso dalla Società Russa di Storia Militare -. Particolare indignazione suscita l'episodio in cui i soldati sovietici irrompono in un ospedale tedesco, uccidono i feriti e violentano le infermiere. Queste canaglie della steppa ricalcate dagli scritti di Goebbels, dovrebbero mascherare il fatto che la Wehrmacht partecipò a un metodico e spietato annientamento della popolazione civile dell'Unione Sovietica...".

Stereotipi del genere furono appositamente promossi tra la popolazione tedesca sin dall'inizio della guerra. Dapprima la propaganda di Goebbels inculcava nelle menti dei tedeschi che stavano combattendo contro dei selvaggi, i quali avrebbero violentato tutte le donne di età compresa tra gli 8 e gli 80 anni. Nel periodo postbellico il tema delle violenze sessuali apparve nelle pubblicazioni di alcuni autori occidentali. Poi arrivarono i medici, che parlarono di due milioni di donne tedesche violentate; ma stava già iniziando la guerra fredda.  

È difficile supporre che i soldati sovietici in territorio tedesco si comportassero "come degli angioletti", secondo Mikhail Mjagkov, dottore di ricerca in Storia e direttore del Centro di storia delle guerre e di geopolitica dell'Istituto di Storia Universale dell'Accademia delle Scienze russa. "Nella fase di liberazione del loro Paese, i sovietici trovarono dappertutto villaggi bruciati, città distrutte, migliaia e migliaia di morti, tra cui anche vecchi e bambini. Che cosa dovevano provare i nostri nei confronti dei tedeschi? Odio, che indubbiamente veniva fomentato dalla propaganda sovietica, poiché la guerra si stava combattendo per la sopravvivenza del nostro Stato nazionale", spiega lo storico.

Chiaramente, era difficile evitare azioni di vendetta nei confronti dei tedeschi da parte dei soldati sovietici in Germania. Nel territorio del nemico entrò un esercito di milioni di uomini, composto da persone assai diverse tra loro. Ma, per evitare le violenze nei confronti delle donne tedesche e dei civili più in generale, il comando sovietico emise tutta una serie di ordinanze. I provvedimenti imponevano di "punire finanche con la fucilazione i responsabili di sciacallaggio, stupro, saccheggio, incendi appiccati senza motivo e devastazioni".

La popolazione sovietica, invece, non fu difesa da alcun editto tedesco contro le violenze. Con un'ordinanza del 13 maggio 1941 "Sulla competenza giuridica militare nella regione Barbarossa e sui poteri speciali delle truppe", firmata in base a una disposizione di Hitler, di fatto si istituiva un regime di terrore assoluto sul territorio dell'Urss. I governanti tedeschi ritenevano che all'Est la crudeltà sarebbe stata un bene per il futuro, e che i comandanti dovevano fare dei sacrifici e mettere da parte ogni esitazione.

È possibile trovare una giustificazione al ruolo avuto nella Seconda Guerra Mondiale? E perché i tedeschi vogliono farlo? Oggi la Germania è uno dei Paesi leader dell'Unione Europea. Per mantenere questo status è necessaria una certa immagine, anche storica. L'immagine tipo del soldato tedesco, insomma, deve essere migliorata. È ovvio che per i tedeschi non è facile accettare la verità della storia, la cui sostanza è che se l'Unione Sovietica non avesse sbaragliato Hitler, non esisterebbero né la Germania né l'Europa come le conosciamo oggi.

Sono passati ormai quasi 70 anni dalla fine della guerra, e appare chiaro che molti tedeschi stanno cercando se non di dimenticare, almeno di considerare le azioni dei loro padri e delle loro madri come qualcosa che è possibile includere nel proprio percorso storico genetico. A tal fine, in Occidente si sta costruendo una nuova immagine della guerra, vista come un crimine compiuto sia dai tedeschi che dai russi. Sotto questo aspetto, il film "Le nostre madri, i nostri padri" ha reso evidente che l'espiazione per la nazione tedesca non è ancora arrivata.

Dal Ministero degli Esteri russo il film "Le nostre madri, i nostri padri" è stato giudicato inaccettabile. Il Ministero ha inviato una lettera al console della Repubblica Federale Tedesca in cui si osserva che "questo film è stato respinto dalla maggioranza assoluta dei cittadini russi che lo hanno visionato", e si richiama anche l'attenzione sulla "inaccettabilità dei tentativi di mettere sullo stesso piano le crudeltà di massa commesse sul territorio dell'Urss dalle truppe hitleriane e gli eccessi isolati che furono commessi dai militari sovietici e severamente puniti dai responsabili dell'esercito". Nella lettera si esprime anche l'auspicio che nelle prossime opere cinematografiche tedesche sul tema del conflitto ci si attenga rigorosamente alla realtà storica dei principali avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale.

 

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