Foto: Kristina Zujkina


Gran parte del pubblico maschile amante di sfizi e dolce vita si sarà sentito davvero appagato: automobili Maserati e Ferrari, orologi Bulgari, sigari toscani, scarpe di Bocache & Salvucci, abiti Caraceni. Alla manifestazione moscovita “Artigianato come arte. Gli sfizi degli uomini italiani” è stato esposto il meglio del lusso Made in Italy, tanto apprezzato nel mondo. Si tratta di una produzione quasi del tutto assente dal mercato russo, ragione per cui espositori di note aziende e maisons italiane sono giunti a Mosca a presentare questi marchi chic del Belpaese.



Nel caso di  Tommy e Andrea Caraceni (con le loro sartorie di alta moda a Roma e a Milano) si tratta di marchi di famiglia, tramandati dagli anni Venti di generazione in generazione. Oggi a indossare i capi  di queste griffes sono celebri personaggi del mondo della politica e dell’imprenditoria sui cui nomi i titolari degli ateliers preferiscono mantenere il riserbo. “Questi capi vengono realizzati solo su ordinazione. In Russia il numero dei nostri clienti è ancora modesto perché, come si può capire, non è facile andare su e giù”, spiega Andrea Caraceni della maison.

Foto: Kristina Zujkina

 

“Quando lavori per un nuovo cliente – aggiunge -, l’abito richiede almeno due prove; per un vecchio cliente, invece, una prova è sufficiente. I fori per i bottoni vengono fatti soltanto al momento del ritiro dell’ordinazione una volta  constatato che al cliente l’abito sta davvero a pennello. Prima l’abito viene stirato accuratamente, per un paio d’ore, con vecchi e pesanti ferri da stiro”.

Accanto agli abiti di Caraceni era allestito un miniatelier per presentare  la boutique napoletana Marinella. Antonella Giovenzana ci ha raccontato e mostrato come vengono confezionate le cravatte di Bill Clinton e Silvio Berlusconi: “Per confezionare due cravatte occorre un’intera pezza di stoffa. Cravatte così non le troverete in nessun’altra  parte del mondo.  Questa è la seta preferita da Berlusconi per le sue cravatte”, racconta mostrandoci della seta blu con piccoli pois colorati.

Foto: Kristina Zujkina

 

“Oltre alle cravatte, tra i capi esposti, hanno riscosso molto successo i foulard con le chiavi, i peperoncini rossi (i cosiddetti corni del diavolo) e il numero tredici  - che a Napoli, a differenza che in Russia, è considerato un numero fortunato - e altri motivi della tradizione partenopea”, continua Antonella Giovenzana. Tutti hanno potuto provare l’emozione di entrare per un istante nei panni di celebrità della politica, misurando questi prodotti.



La caccia è senza dubbio uno dei passatempi preferiti dagli uomini, ma senza un buon fucile è difficile combinare qualcosa. Oltre che per l’elevata qualità tecnica, i fucili italiani brillano anche per l’eleganza del loro design. Il lavoro dei maestri incisori lascia stupefatti. “Il calcio è in radica di noce con incisioni in argento. L’incisione  è frutto del lavoro collettivo di incisori, ciascuno specializzato nelle singole parti del fucile. Per realizzare un fucile come questo occorrono dai due ai quattro mesi di lavoro. Spesso è il cliente stesso a richiedere una particolare decorazione. Uno dei nostri clienti ci ha chiesto, per esempio, di incidere sul fucile il ritratto del suo cane”, racconta Luca Casari, maestro incisore della Beretta.

Foto: Kristina Zujkina

 

Non è difficile indovinare quale sia stato fra i prodotti esposti quello più apprezzato dai signori in visita. Dense nuvole di fumo fuoriuscivano ininterrottamente dal minuscolo fumoir di un enorme salone al quale era praticamente impossibile accedere: i sigari toscani sembrano davvero essere stati graditi dal folto pubblico di visitatori.